Abbigliamento e bambini, quali sono i tessuti tossici e come riconoscerli

Pubblicato da Andrée Valentina Pedotti il

La pelle è un organo vitale e ha la stessa importanza di cuore e polmoni.

Perché quindi non preoccuparci per lei tanto quanto ci preoccupiamo per il resto? Ma non solo in estate sotto il sole. Anche tutti i giorni, scegliendo detergenti delicati e naturali e, soprattutto, scegliendo i vestiti che mettiamo addosso, dal momento che restano a contatto diretto con il nostro corpo per moltissime ore al giorno.

Per i nostri bambini siamo sicuri di scegliere il meglio?

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Esistono anche tessuti tossici, e quando acquistiamo i loro abiti dobbiamo essere certi di non sceglierli, in modo da evitare che queste sostanze innanzitutto facciano male alla pelle stesse, e poi che entrino in circolo nell’organismo.

Per evitare di acquistare tessuti tossici le regole sono tre: leggere l’etichetta, osservare e toccare. Ed essere più consapevoli. Perché le sostanze che possono annidarsi nei nostri armadi sono moltissime, e vanno dalla formaldeide all’amianto. Solo che sulle etichette, naturalmente, non lo dicono. Dicono solo il materiale finito, ma non come viene prodotto (perché sono proprio i processi di lavorazione e colorazione a renderlo tossico). Insomma: non esiste un “tessuto tossico” di per sé, ma esiste un tessuto che diviene tossico e pericoloso a causa di come è stato lavorato.

Ma per fortuna almeno una cosa le etichette la dicono, ovvero la provenienza. E in questo caso quando scegliamo vestiti prodotti in Europa possiamo stare abbastanza certi che la tossicità sia esclusa, dal momento che ci sono limiti che regolano l’utilizzo delle sostanze tossiche nel processo di produzione.

Un campanello di allarme, poi, è il colore che perde. Se il capo di abbigliamento perde colore, è quasi certamente perché è stato tinto con coloranti che, benché legali, sono potenzialmente cancerogeni, ovvero i coloranti azoici.

Se gli abiti provocano poi allergie alle vie aeree e rossori (sui bambini lo si nota subito), è probabilmente perché il produttore realizzando quel vestito ha utilizzato della formaldeide per fissare il colore e per conservare meglio il prodotto. Ma anche la formaldeide, ovviamente, non potrebbe essere utilizzata se non in parte davvero minima (l’UE stabilisce che il residuo sui prodotti finiti non superi lo 0,02% e che sia totalmente assente sui prodotti per bambini).

Altri elementi tossici presenti sui vestiti sono il cromo III e il naftalene, che provocano invece nausea, vomito e dermatiti molto forti. E poi c’è il nichel, utilizzato per le tinture, e ci sono clorofenoli, antimuffa. E infine gli antiparassitari, utilizzati spesso nella coltivazione del cotone: non solo si disperdono nell’ambiente, ma rimangono sui tessuti a causa delle grandi quantità utilizzate nei container da sanificare, quelli che poi trasportano i capi nel mondo.

Come fare quindi per essere sicuri?

vestiti bambini non tossici

Innanzitutto, meglio acquistare abiti provenienti da Italia e da Unione Europea, dal momento che le regole di produzione sono rigide e nella maggior parte dei casi i produttori le seguono. Altra regola potrebbe essere quella di affidarsi alle certificazioni: non sono ancora legalmente riconosciute o standardizzate, ma molte case di produzione richiedono la certificazione volontaria Oeko-TEX (che controlla proprio la presenza di sostanze nocive nei tessuti), oppure sottoscrivono lo standard di Greenpeace.

Evitiamo, poi, di comprare abbigliamento troppo economico: significa che si è risparmiato sulla qualità. E nel caso dei bambini, che cambiano spesso guardaroba a causa della crescita, se questo diventa complicato e dispendioso possiamo puntare sull’usato di qualità, comprando meno indumenti, ma buoni e utili (insomma: non serve che l’armadio scoppi, anche perché dopo un paio di mesi non va più bene nulla).

Per gli indumenti intimi meglio poi scegliere indumenti non colorati, ma bianchi.

E poi laviamo sempre i capi appena comprati prima di indossarli: in questo modo una buona parte degli antiparassitari dei container verrà spazzata via.

Di Giulia Mandrino per La soffitta di Gi

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